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Sinistra italiana e medioriente
Tempo fa, vagando per mercatini di libri usati, ho acquistato, per la esorbitante cifra di 2 euro il libro “Con Arafat in Palestina” di Antonio Rubbi - Editori riuniti. Non è un libro di quelli "leggeri", ma è estremamente interessante la ricostruzione puntuale, sorretta da testimonianze dirette, della vicenda, angosciosa e drammatica, di due popoli decisi a vivere in pace sulla loro terra.
Rubbi racconta i numerosi incontri che le varie delegazioni dell'allora PCI ebbero sia con Arafat che con i vari premier israeliani che si sono succeduti dal 1968 fino al 1997, per cercare di porre fine alla lunga crisi israeliana-palestinese, scegliendo di narrarla da un punto di vista particolare: quello delle prese di posizione, delle iniziative, delle lacerazioni che essa provocò nella sinistra italiana.
Come sono lontani quei tempi in cui la nostra “Italietta” era capace di fare della vera politica estera di altissimo profilo, persino con i partiti che non erano al governo del paese.
Altro che pacche sulle spalle e cenette in costa Smeralda, bandane e "schitarrate" da night di terza categoria!!
Tempo artefice fra gli artefici...
Quella che abbiamo plasmata, e che viviamo oggi, è una società dura, menzognera e inflessibile: e, in parte è anche opera nostra. Di noi, tra i quaranta e i cinquanta, che non sappiamo di carne né di pesce....
Noi che nel '68 eravamo troppo piccoli per capire quello che ci stava accadendo intorno, noi, che negli anni '70, non abbiamo avuto la capacità di far crescere e stabilizzare una cultura vera della pace e della solidarietà tra i popoli...
Noi che abbiamo applaudito Enrico Berlinguer perché finalmente era riuscito a costruire una sinistra alternativa ma soprattutto di governo per questo paese.
Nel momento più delicato, quello degli anni '80, ci è bastato un attimo....
Abbiamo distolto lo sguardo e ci siamo ritrovati sommersi da yuppies, abbiamo respirato aria intrisa da un'edonismo sfrenato.....
Non lamentiamoci dei nostri figli che oggi vivono tra “Lucignolo” e cellulari, sogni di vacanze a Formentera e compagne che somigliano a tante veline.
Ammettiamo le nostre colpe e smettiamo di lamentarci di Marzullo che a tarda notte ci pesta gli zebedei chiedendoci di “farci una domanda e di darci una risposta”.
Ecchecazzo! Questa è cultura!!!!!!
Una sinistra senza aggettivi
E' già da qualche anno, ormai, che seguo da lontano l'incedere del pensiero di Pietro Folena e le sue vicissitudini all'interno del centro sinistra.
Devo dire che le sue analisi, nonostante non mi abbiano trovato sempre d'accordo, sono limpide e, soprattutto innovative.
Anche la sua scelta di lasciare i DS e unirsi ad una sinistra con molti meno aggettivi, mi è sembrata una scelta coraggiosa che, per quanto mi riguarda, ha donato al partito di Bertinotti una mente politica di sicura qualità.
E' un “cavallo di razza”, Pietro Folena. Non si è lanciato, nella sua nuova avventura, facendo incetta di palcoscenici (o forse, più semplicemente, non gli sono stati concessi) ma ha scelto di essere liberato dagli schematismi stereotipati della sinistra italiana. Porta avanti lotte sacrosante come quelle contro la guerra, il liberismo, la precarietà, privatizzazioni dei beni comuni.
In Folena riesco, finalmente, a vedere una sinistra dal pensiero moderno e innovativo, ideologicamente corretto e al tempo stesso possibile.
Che sia chiaro. A Fausto Bertinotti vanno riconosciuti innumerevoli meriti e una capacità politica fuori dal comune, un vero maestro per tutti. Ma è ormai da qualche anno che, personalmente, sento l'esigenza di un rinnovamento, di quello scatto in avanti, che pure c'è stato ma non nella misura dovuta, che il nostro paese chiedeva, a questa sinistra, dalla fine di Tangentopoli.
Il post- Berlinguer della sinistra italiana è costellato di scelte opinabili ma, probabilmente, inevitabili che portano le firme di autorevoli esponenti come Natta, Occhetto, D'Alema fino a Fassino.
Anche Bertinotti vanta scelte difficili alcune delle quali giuste anzi giustissime ma c'è un aspetto in lui che mi lascia perplesso. Siamo sicuri che l'immagine della sinistra che stiamo proponendo sia quella giusta?
La scelta, per esempio,, di appoggiare così platealmente movimenti come quello noGlobal, o quello dei disobbedienti, dei vari Casarini [...]
Mi chiedo se, forse, non sarebbe stato meglio assumere un atteggiamento più morbido, meno accondiscendente, più politico.
Non amo la propaganda fine a stessa né le sfide portate all'estremo; mi piacerebbe sentire nuovamente odore di politica, quella vera e propositiva, quella che riesce ad ammettere gli sbagli nel pieno interesse di un paese.
Auguri Pietro, per “Uniti a sinistra” ed anche per il libro “Senza aggettivi” scritto insieme ad Alessandro Genovesi e Paolo Nerozzi ( da acquistare!)
Il pozzo di Sant'Andrea
Tutte le guerre sono controproducenti, ma ce ne una che noi cittadini combattiamo tutti insieme e che, francamente, mi sembra anche impari. Quella economica contro lo Stato.
Quante volte ho sentito dire da amici, parenti, conoscenti e colleghi che loro non sono stupidi, che i conti li sanno fare, che basta fare così o colì in modo da risparmiare un po' le tasse, eccetera, eccetera.
Premesso che non conosco nessun capitalista o grosso finanziere ne deduco che siamo tutti sulla stessa barca. A che serve tutto ciò se ad ogni finanziaria ci salassano un po di più?
A chi giova tutto ciò? Soltanto a chi possiede risorse accumulate che riescono a colmare il vuoto creato ogni anno che passa nel tenore di vita ormai consolidato.
E' una guerra continua.....
E' impossibile pensare di combattere l'evasione se ogni anno ti tolgono un biglietto da 100 euro, come minimo, dal portafogli. Tu me lo togli e io me lo riprendo con un altro sistema. Siamo in un circolo vizioso anche perché in tutto questo giro va considerato che il nostro disgraziato teatrino statale ci chiederà sempre di più visto che parte di quello che versiamo nelle casse va nelle loro tasche, sotto veste di aumenti ai già lauti compensi, per non dire altro.........
Non mi sento un disfattista, ma frasi tipo “lo Stato siamo noi” sono diventate a dir poco ridicole, dunque direi che la barca di cui sopra naviga nella m...da!
Antonio Fazio? E' un no global!
"Basta con questo mercato indiscriminato del sistema bancario mondiale," deve aver pensato Fazio nella sua mente patriottica.
Rivendico il sacrosanto diritto di ogni paese, in special modo l'Italia, di mantenere nelle proprie mani le redini del comando delle proprie banche. Basta con questa smania di globalizzare tutto; la frutta spagnola e tunisina, gli abiti cinesi, il caffè vietnamita, l'elettronica da Taiwan [...]
Ora anche le banche! Dove andremo a finire.....se daremo anche le banche agli stranieri.
Dove andranno i Tronchetti e i Benetton, per esempio, a chiedere un piccolo prestito senza garanzie e fideiussioni per rastrellare azioni e lanciare OPA scalando aziende con i soldi dei contribuenti?
Dove li mandiamo? Non possiamo certo mandarli negli uffici delle presidenze a Bilbao e Amsterdam..... su andiamo!
E se poi gli dicono di no? Questi sono tosti, rigidi, non sono abili ed elastici capitalisti! Cominceranno a dire che ci vogliono garanzie, un minimo di etica e bla bla bla........