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martedì, 14 marzo 2006

Il segno dei tempi

Quando uno dice candidato - candidato alle elezioni, candidato alla presidenza - chi va più a pensare all'aggettivo candido?
Eppure, appunto da questo aggettivo è nata la parola! La cosa è semplice. Si sa che anche nell'antica Roma le elezioni non mancavano; le cariche pubbliche erano molte, c'erano quelle consolari, quelle pretorie, quelle tribunizie, e tante altre. E non mancavano di conseguenza gli aspiranti a quelle cariche. Nei giorni che precedevano le elezioni, si vedevano girare per Roma, soprattutto nel Foro, che era il centro di tutte le attività pubbliche cittadine, certi personaggi in toga bianca, resa anche più bianca per mezzo di un particolare appretto di gesso di cui si è perduta la formula. Questi persinaggi erano detti, per il bianco delle loro toghe, candidati, che alla lettera significa "imbiancati", aggettivo derivato da candidus, in italiano "candido". Perchè queste toghe così candide? Per fare maggiore spicco su tutte le altre toghe, per attirare meglio l'attenzione del popolo su quelli che le indossavano.
Bene drappeggiati in tanto candore, questi solenni personaggi andavano qua e là per il Foro, attiravano attorno a loro capannelli di gente, e nascevano le discussioni e le chiacchiere e le polemiche. Era, in una parola, la propaganda elettorale che ciascuno si amministrava da sè, a cominciare dal vestito. Oggi i candidati vestono magari in doppio petto scuro, ma restano i girovagamenti, le chiacchiere e anche qualcos'altro....

Postato da: agio a 17:16 | link | commenti (1)

domenica, 12 marzo 2006

Equivoci e "nuovi poteri"

Già da qualche tempo, e sino al 9 aprile, sono e saranno giorni politicamente frenetici e palesemente “tattici”. Si discute di sondaggi e previsioni sullo scarto che permetterà alla Cdl o all'Unione di vincere queste elezioni. Io, invece, sono molto più interessato ad un dato, come dire, meno “egoistico”, e più “sociale”, un dato che mi dia il polso e l'umore dei miei compatrioti, in un paese tutto proteso verso gli appuntamenti mediatici che tanto elettrizzano l'elettorato dell'era berlusconiana.
Quanti di noi andranno, con convinzione, ad esprimere il loro voto il 9 aprile?
Quanti elettori di centro-sinistra non vedono l'ora di mandare a casa il cavaliere e la sua truppa di neoliberisti da strapazzo?
Quanti elettori di centro-destra si saranno convinti che “i barbieri non saranno mai musicisti”?
E di contro......
Quanto gli italiani hanno capito che l'economia di un paese è qualcosa di molto più serio di una dichiarazione dei redditi di un imprenditore “venuto dal basso” interessato solo a capitalizzare la sua impresa a danno della collettività?
Alle politiche del 2001 ben 81,2% degli italiani si recò alle urne. E quest'anno?
Il convincimento generale è quello che recita “...tanto sono tutti uguali, destra e sinistra...”
Ma un minimo di analisi è d'obbligo.
In questi 5 anni di governo nel listino della borsa italiana abbiamo visto pesare sempre meno le società industriali, mentre hanno conquistato nuovi spazi assicurazioni, banche e quelle che vengono definite “utility”. Nell'elenco dei principali titoli la fanno da padrone ben 12 banche e 5 compagnie di assicurazione. Poi c'è il settore delle utility (5 società) con, in testa il gigante ENI.
Pochi i nomi dell'industria: Fiat, Luxottica, Italcementi, Pirelli e StMicroeletronics.
La perfetta immagine di un capitalismo squallido e di quart'ordine.
La Confindustria guarda a sinistra senza sentire il dolore che invece sentiva 5 anni fa.
E vorrei vedere!
Le “grandi menti industriali italiane” l'hanno, elegantemente, preso a quel servizio, mentre le imprese del Dott. Berlusconi volano alte. Il voto degli industriali di un lustro fa si sposta perchè, macchiato da “corporativismo imperante”, si sente tradito dall'egoismo del “signore dei tranelli”
La vertità è che si è voluto cercare di infilare a tutti i costi "un aereo in cantina" nella frenetica smania di importare un capitalismo a stelle e strisce (piuttosto marcio) per diffonderlo in una economia che nulla ha di anglosassone. Quei rari esempi di capitalismo industriale del nostro belpaese sono finiti, schiacciati sotto il peso di un emergente new economy fondata sui servizi. E noi italiani i cosiddetti “servizi” li sappiamo fare molto bene!
Ma la colpa non è nostra, bensì di questa maledetta invasione commerciale asiatica. Questi infaticabili mentori figli della rivoluzione cinese che da Mao in poi sta insegnando al mondo quanto ha appreso dalle lezioni del capitalismo mondiale.
Ma smettiamola di piangerci sulle scarpe! Ammettiamo che Francia, Germania e Spagna (quella di Zapatero) sono almeno 10 anni più avanti di noi miseri italiani, popolo di capitalisti mono-industriali, che cerchiamo disperatamente di vendere servizi (vedi aria fritta) pensando di essere più furbi, più artisti, più geniali di qualsiasi altro popolo occidentale.
Ma ci vogliamo bene. Ci amiamo. Ci idolatriamo, fino al punto di convincerci che dobbiamo dotarci, in tutta Europa, di una nuova democrazia. La democrazia anglofona. Dimenticando che la vera culla della DEMOCRAZIA è, storicamente stata, e sarà sempre l'Europa.
Ma questa è un'altra storia.

Postato da: agio a 00:21 | link | commenti

mercoledì, 08 marzo 2006

Frei Betto

Carlo Alberto Libânio Christo, Frei Betto, è una delle personalità di primo piano della teologia della liberazione e della chiesa latino americana. E' nato a Belo Horizonte in Brasile nel '44. E' stato uno dei leader del Movimento studentesco e dirigente nazionale della Gioventù studentesca cattolica.
Arrestato nel '64 per attività giudicata sovversiva nel corso della repressione attuata dal governo brasiliano, ha studiato teologia e filosofia.
E' entrato nell’ordine domenicano. Nel '69 è stato incarcerato di nuovo per resistenza al regime militare brasiliano. Ha svolto un’attività di giornalista ad altissimo livello. Basti ricordare due titoli: Fidel Castro: la mia fede e Battesimo di sangue. Nel primo caso si tratta di una straordinaria intervista al lider maximo cubano sul problema religioso. Il secondo libro è un’inchiesta sull’assassinio di Carlos Marighella il capo rivoluzionario brasiliano. Due prove di grande giornalismo.
Frei Betto, animatore di numerose comunità di base, è responsabile della pastorale operaia nel centro metallurgico di São Bernardo do Campo e direttore della rivista brasiliana Americana Libre.
Inoltre ha scritto anche Dieci consigli per i militanti della sinistra, nei prossimi giorni li pubblicherò.

Postato da: agio a 18:29 | link | commenti

martedì, 07 marzo 2006

8 marzo, donne contro la guerra

Accogliendo gli appelli internazionali per una giornata di donne contro la guerra davanti a tutte le ambasciate USA del mondo (lanciata anche da Cindy Sheenan del comitato Usa Madri contro la guerra), vengo promosse per l'8 marzo iniziative contro la guerra - per il ritiro di tutte le truppe, davanti alle ambasciate americane nel mondo.

Pertanto viene promosso un Sit-in davanti all'ambasciata USA a Roma insieme a Statunitensi peaceandjustice ed altre associazioni femministe e pacifiste, per il ritiro dell'occupazione militare dell'Iraq da parte degli USA e di tutti i loro alleati, per mettere fuori dalla storia la guerra, le torture, le violazioni dei diritti umani, le deportazioni, le
carceri segrete, lo sterminio di civili come a Falluja e tutti i crimini contro l'umanità.

Postato da: agio a 18:58 | link | commenti