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Appocundria
Qui si è amato Pino Daniele. Lo si è amato fin dalla sua sua prima apparizione a Domenica in, quando ancora lo presentava Pippo Baudo e il nostro cantò "Na Tazzulella 'E Cafe'" quando, con ostinata leggerezza, cercava di abbattere i luoghi comuni di Napoli-pizza-caffè-camorra-e-mandolino. Lo si è adorato nei suoi primi anni di carriera, unico in Italia a suonare (e sottolineo suonare) musica nera come nessuno mai prima (e anche poi). Lo si è ancora più amato quando ci spiegarono per bene anche i testi delle canzoni. E poi adulato in uno dei concerti più belli mai visti qui. E per quella sua voce e quel suo groove (qualunque cosa voglia dire, lui il groove ce l'aveva). Poi ci siamo tappati il naso e le orecchie agli Scarrafoni e ai Che-Dio-ti-benedica. E preoccupati quando stava male, e lì a sostenerlo alla sua prima uscita dopo l'intervento (un doloroso concerto degli Yellow Jackets alla Bussola di Focette dove il Pino si esibì negli ultimi dieci minuti con il medico a fianco). Ci siamo poi anche sciroppati l'odiosa chitarra-midi di Pat "maglietta-a-strisce" Metheny per andarlo a sentire nuovamente dal vivo. No, il supertour con la Mannoia-Ron-DeGregori non ce l'abbiamo fatta. Siamo passati sopra ai testi zuccherosi e ai look giovanilistici e abbiamo anche sperato in un moto d'orgoglio ascoltando tre-quattro canzoni di "Passi D'autore" dello scorso anno.
Ora lo sappiamo che è dura vendere dischi e che magari la casa discografica vorrebbe piazzare qualche copietta in più anche all'estero - sappiamo tutto, siamo gente di modno - ma O sole mio - It's now or never questa no, cazzo, QUESTA PROPRIO NO!
by EmmeBi
Concordo in pieno.
