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Una sinistra senza aggettivi
E' già da qualche anno, ormai, che seguo da lontano l'incedere del pensiero di Pietro Folena e le sue vicissitudini all'interno del centro sinistra.
Devo dire che le sue analisi, nonostante non mi abbiano trovato sempre d'accordo, sono limpide e, soprattutto innovative.
Anche la sua scelta di lasciare i DS e unirsi ad una sinistra con molti meno aggettivi, mi è sembrata una scelta coraggiosa che, per quanto mi riguarda, ha donato al partito di Bertinotti una mente politica di sicura qualità.
E' un “cavallo di razza”, Pietro Folena. Non si è lanciato, nella sua nuova avventura, facendo incetta di palcoscenici (o forse, più semplicemente, non gli sono stati concessi) ma ha scelto di essere liberato dagli schematismi stereotipati della sinistra italiana. Porta avanti lotte sacrosante come quelle contro la guerra, il liberismo, la precarietà, privatizzazioni dei beni comuni.
In Folena riesco, finalmente, a vedere una sinistra dal pensiero moderno e innovativo, ideologicamente corretto e al tempo stesso possibile.
Che sia chiaro. A Fausto Bertinotti vanno riconosciuti innumerevoli meriti e una capacità politica fuori dal comune, un vero maestro per tutti. Ma è ormai da qualche anno che, personalmente, sento l'esigenza di un rinnovamento, di quello scatto in avanti, che pure c'è stato ma non nella misura dovuta, che il nostro paese chiedeva, a questa sinistra, dalla fine di Tangentopoli.
Il post- Berlinguer della sinistra italiana è costellato di scelte opinabili ma, probabilmente, inevitabili che portano le firme di autorevoli esponenti come Natta, Occhetto, D'Alema fino a Fassino.
Anche Bertinotti vanta scelte difficili alcune delle quali giuste anzi giustissime ma c'è un aspetto in lui che mi lascia perplesso. Siamo sicuri che l'immagine della sinistra che stiamo proponendo sia quella giusta?
La scelta, per esempio,, di appoggiare così platealmente movimenti come quello noGlobal, o quello dei disobbedienti, dei vari Casarini [...]
Mi chiedo se, forse, non sarebbe stato meglio assumere un atteggiamento più morbido, meno accondiscendente, più politico.
Non amo la propaganda fine a stessa né le sfide portate all'estremo; mi piacerebbe sentire nuovamente odore di politica, quella vera e propositiva, quella che riesce ad ammettere gli sbagli nel pieno interesse di un paese.
Auguri Pietro, per “Uniti a sinistra” ed anche per il libro “Senza aggettivi” scritto insieme ad Alessandro Genovesi e Paolo Nerozzi ( da acquistare!)
