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Corsi e ricorsi
Chi ha studiato la storia politica del nostro paese sa bene quale significato abbiano assunto le elezioni politiche del 1948. Esauriti gli effetti del “piano Marshall” e della successiva assemblea costituente, l'Italia attraversava un periodo economicamente buio e politicamente privo di qualunque indirizzo politico coerente. Il 18 aprile 1948 fu, come si suol dire, una giornata “campale”.
Sancito il rifiuto della guerra, con chiarezza e fermezza politica definita dalla neonata carta costituzionale, la storia ha posto gli italiani di fronte ad un bivio. Quello del socialismo e quello del liberismo democratico, entrambi “annacquati” da una italianità tutta protesa verso la paura (legittima) di imboccare una strada di non ritorno. Ma perché parlare delle elezioni del '48?
Un po' per l'imminente scioglimento delle camere con la conseguente chiamata alle urne degli italiani, un po' perché odo delle “assonanze” tra queste e quelle. Non fosse altro per la tensione nella quale si sono svolte quelle e altrettanto si svolgeranno queste. In quella occasione si sperimentarono i primi rudimentali strumenti di comunicazione di massa; manifesti, comizi e insegne luminose affollavano le città per la prima volta.
Oggi il cavalier Berlusconi fa lo stesso. Affolla, riempie, monopolizza gli schermi delle TV nazionali, primo strumento di comunicazione di massa di oggi.
Ma ciò che mi spinge a paragonare i due momenti politici sono “l'asprezza” del clima dialettico e (sembra un paradosso) la “delicatezza” della scelta.
Nell'Italia post-bellica non esistevano programmi elettorali ma la politica era sostenuta dal pilastro ideologico delle masse borghesi e operaie. Per l'occasione si abbandonò anche questa per fare posto a strumenti atti alla denigrazione politica dell'avversario, proprio come oggi.
Dopo un quinquennio di liberismo, non più democratico bensì scellerato, gli italiani si ritrovano di fronte ad un bivio.
Con buona pace di Indro Montanelli il cavaliere ha avuto il tempo di mostrare tutta la sua sapienza politica che, per la verità, è risultata ben poca cosa.
Forse stavolta è arrivato, veramente, il momento di cambiare strada.
